Atlanti per la comunicazione del territorio

October 16th, 2008

Atlante, il termine usato per la prima volta nel 1595 per intitolare una raccolta di carte del fiammingo Gerhard Mercator raffiguranti le regioni della terra, ha incontrato nei secoli seguenti una singolare crescente fortuna. Adottato da cultori di scienze storiche, politiche, ed economiche, linguistiche e artistiche, geopolitiche e climatiche, mediche, astronomiche, perfino psicologiche, “atlante” può designare oggi qualsiasi insieme di rappresentazioni relative a un universo specifico di oggetti, considerati sistematicamente nelle loro strutture, parti, misure forme, relazioni…’ (Storia d’Italia, vol. 6 - Atlante, ‘Premessa’, G. Einaudi Editore, 1976). Questo passaggio sull’uso esteso del formato ‘atlante’ riprendeva con chiarezza, in chiave contemporanea, l’evoluzione di una tipologia comunicativa e ne precedeva l’applicazione editoriale.
Gli atlanti appartengono dunque ad una particolare tipologia di formati comunicativi: quella dei contenitori; raccolgono informazioni e documenti visivi su oggetti territoriali, o rappresentazioni grafico-visive di fenomeni relativi a aree tematiche diverse.
Sono, contemporaneamente, contenitori di ‘punti di vista’. Punti di vista che, in senso proprio, si esprimono, ad esempio, attraverso diverse scale dimensionali, tecniche e linguaggi di rappresentazione; e punti di vista intesi come espressione di linee di soggettività, cioè letture, interpretazioni che intrecciano le descrizioni fino a creare narrazioni.
A tutti gli effetti, gli atlanti sono dispositivi della comunicazione che restituiscono un sistema complesso di rappresentazione: ‘macchine per far vedere e far parlare’…
Hanno una natura fortemente intermediale, o possono averla se si vuole forzare le loro potenzialità: in questo caso, differenti supporti interagiscono in dialettica tra loro (ciò che ‘dice’ l’uno, l’altro conferma, rafforza, completa, o sostituisce, o nega parzialmente) e concorrono alla costruzione di un unico quadro comunicativo.
E’ possibile allora ipotizzare atlanti come “prototipi di comunicazione”, come formati sperimentali in una particolare applicazione: che accolga ‘guide’, ‘mappe’, strumenti multisupporto per una comunicazione non convenzionale, e secondo punti di vista inediti, dei ‘territori invisibili’: quei territori urbani che non hanno rappresentazione, costantemente vissuti come marginali benchè in forte trasformazione. Fino a diventare strumenti di orientamento per leggere i luoghi muti, opachi che pur nei fatti emergono come veri e propri ‘centri’ protagonisti del nuovo sistema territoriale.
Tra i compiti del design della comunicazione, c’è anche quello di cercare nuove orientazioni e renderle visibili tramite dispositivi efficaci che reinterpretino, estendendola e ribaltandola, la tipologia di artefatti consolidati come le ‘guide’ o le ‘mappe’.

Giovanni Baule

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