Mappe di nuove periferie

October 16th, 2008

Alla città evidente, alla città storica, si affiancano una serie di città sommerse, da scoprire. A questi territori inesplorati viene riconosciuto un ruolo primario nella ridefinizione di città, una città che nasce senza un piano e che non conserva memoria di sé. La metropoli-periferia assume forme temporanee, incomplete, ipotetiche, in perenne cambiamento e richiede nuove forme di rappresentazione.

Rappresentare la città significa presentarla attraverso sistemi visivi che la possano identificare: coglierne l’identità e restituirla sotto forma di immagine.
Stemmi e blasoni, stendardi e bandiere, marchi e immagini coordinate, manifesti e cartoline costituiscono esempi storici e recenti del racconto del territorio. Raccontano attraverso codici diversi i vari elementi che nei secoli hanno conferito identità al luogo: possessi e alleanze, particolarità territoriali, produzioni industriali, spazi ed architetture.
Recentemente tuttavia il panorama della città è cambiato. Il modello attuale, quello raccontato dalla critica urbanistica contemporanea, descrive una città diversa, una città globalizzata, diffusa, una soft-city in cui architettura e urbanistica non sono più elementi di identità.
Alle periferie viene riconosciuto un ruolo primario nella definizione di città, una città che non conserva memoria di sé, che nasce senza un piano e si adatta in un farsi sempre in atto. Lo spazio denso di significato della città storica perde la propria importanza nella metropoli-periferia, dove assume forme temporanee, incomplete, ipotetiche, in perenne cambiamento. Con dinamiche assimilabili più a quelle della biologia e degli esseri viventi che non riducibili alle categorie urbanistiche.
L’approccio strutturale della critica alla città lascia il posto ad un approccio nel quale all’interpretazione del dato viene preferita l’esperienza della realtà come testo (un’ermeneutica) a cui segue forse, poi, un racconto.
Proprio a questo tipo di racconto della città-periferia si rivolgono alcune sperimentazioni recenti nel campo del design della comunicazione. L’obiettivo non è più la ricerca e la comunicazione di un’identità stabile e ufficiale del territorio, ma piuttosto la narrazione delle molteplici identità che si sovrappongono nella periferia.
In questo contesto la ricerca dell’identità nella forma architettonica o urbanistica si rivela essere una strategia il più delle volte inadeguata. All’identità forte della città storica, basata su di elementi fortemente caratterizzati (palazzi, corsi, quartieri), si sostituisce una rete di una molteplicità di identità deboli, frammentarie, temporanee, talvolta addirittura in conflitto tra loro.
La ricerca dell’identità nella forma architettonica o urbanistica si rivela essere una strategia il più delle volte inadeguata. All’identità forte della città storica, basata su elementi fortemente caratterizzati (palazzi, corsi, quartieri), si sostituisce una rete fatta di differenti identità deboli, frammentarie, dinamiche, talvolta conflittuali.
Alla città ‘evidente’, alla città storica, si affianca una serie di città sommerse, da scoprire: le città delle istituzioni e dei servizi, le città dell’abitare, le città del consumo. Gruppi demografici distinti creano e vivono le diverse città che coesistono in un unico territorio, talvolta senza incrociarsi. L’esempio del quartiere Bovisa nella periferia di Milano fornisce un esempio di convivenza di realtà distinte all’interno di un unico territorio: il vecchio quartiere industriale costituito dagli ex-lavoratori delle fabbriche, gli studenti del campus universitario, il quartiere multietnico, le attività sorte in seguito ai progetti di riqualificazione.
Ciascuna di queste città interagisce con le altre, e lascia tracce della propria presenza: segnali deboli, e insignificanti se presi singolarmente, ma che diventano segnali importanti una volta raccolti e raccontati. Tracce, percorsi, traiettorie e messaggi sono i nuovi elementi caratterizzanti che costituiscono l’identità nascosta della periferia.
Il flâneur di Baudelaire, citato spesso come modello di fruizione della città dalla critica postmoderna, rappresenta in qualche modo questa idea di spazio temporaneo, soggettivo dei percorsi singolari e singolarmente interpretati, che dà alla città una forma dinamica, molteplice, in svolgimento.
Naturalmente, l’emergere di questa nuova concezione di territorio richiede nuove modalità di rappresentazione e strumenti di comunicazione.
I modelli di comunicazione dell’identità mutuati dal sistema aziendale, fatti di marchi e corporate image, di cui è stato fatto largo uso negli ultimi decenni nell’ambito della “comunicazione del territorio”, trovano difficoltà ad adeguarsi a questi nuovi spazi.
Marchi, logotipi, e codici cromatici si costituiscono in realtà, quali lontani discendenti di blasoni e bandiere: si presentano adatti a nominare, a rappresentare possesso o a determinare confini. Tali strumenti, purtroppo si rivelano il più delle volte inadeguati alle periferie, luoghi per loro natura in crescita, organici e privi di confini definiti e identità strutturate.
L’urgenza attuale che si trova ad affrontare la comunicazione del territorio sta nel trovare strumenti adeguati e un linguaggio nuovo per raccontare la città contemporanea nella sua complessità.
In questo contesto, le sperimentazioni sviluppate nel design della comunicazione attraverso la progettazione di nuove mappe per il racconto del territorio, propongono un’interessante modalità di rappresentazione che bene si adatta alle caratteristiche dello spazio.
Costruita sullo spazio, la mappa tiene insieme, anziché dividere, le varie componenti che costituiscono le identità territoriali. Racconta un’identità costituita dalla compresenza e dall’interazione di elementi eterogenei presenti in uno stesso ambiente: immagini, segni, comportamenti, oggetti, ritmi, persone, abitudini, suoni, vengono presentati insieme fornendo una delle possibili letture del territorio.
Nella migliore tradizione ermeneutica, la mappa costituisce il supporto per l’esplorazione del territorio. Lo strumento che da una parte serve ad esplorare estensioni sconosciute, e d’altra parte (al ritorno dal viaggio), serve a riportare informazioni sullo spazio, a raccontarlo, a fornire uno strumento di comprensione ed orientamento.
Lungi dal cercare di dare una descrizione completa, obiettiva, definitiva, del luogo, le sperimentazioni di mappatura/rappresentazione dei territori della metropoli periferica ne raccolgono e ripresentano un aspetto, un percorso personale ma anche condivisibile, la traccia di un’esplorazione.
Gli appunti di viaggio personali se non privati, le annotazioni, sempre presenti nell’immagine del flâneur, trovano nella mappa una modalità di apertura verso l’esterno.
Liberata la cartografia dalle pretese di neutralità ed obiettività, riemergono le potenzialità insite nell’oggetto culturale. La mappa in questo modo torna ad essere un perfetto supporto di racconto del luogo, in cui oltre all’informazione spaziale, il cartografo/viaggiatore/narratore restituisce una possibile lettura del territorio in cui topografia e urbanistica si mescolano all’esperienza vissuta, alla gente, ai ritmi, alle tracce di storia. Con la componente geografica che fa da supporto, il contenuto della mappa si estende ad illustrare i luoghi sperimentati, raccontati, o anche solo ipotizzati.
Nel momento in cui raccontare il territorio riemerge come una priorità del design della comunicazione, il racconto della periferia costituisce  un banco di prova per verificarne le potenzialità. La rappresentazione di una città multiforme, tanto ricca quanto difficile da descrivere, richiede lo sviluppo di nuovi modelli di narrazione, mirati a tenere insieme i vari aspetti che fondano l’identità del luogo.
Mappe ed atlanti costituiscono una promettente possibilità in questa direzione. Allo stesso modo in cui le mappe tengono assieme i vari aspetti identitari in un unico racconto, così un atlante delle ‘periferie’ non si limita a fornire una collezione cartografica, un archivio delle identità, ma tiene insieme, mette insieme i racconti e li collega in un apparato capace di rendere un’immagine della complessa identità del territorio, fatta di informazioni, percorsi, esperienze .

Marco Quaggiotto
Politecnico di Milano

Testi | Comments | Trackback

Leave a Reply

  1.  
  2.  
  3.  
  4. XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>
You can keep track of new comments to this post with the comments feed.

AtlasLab

Prof. Giovanni Baule
Prof. Daniela Calabi
Dott. Vincenzo D’abbraccio
Dott. Marco Quaggiotto
Dott. Elisa Chiodo
Dott. Paolo Casati
Dott. Gaia Scagnetti
Dott. Claude Marzotto

Politecnico di Milano, Facoltà del Design

Unità di Ricerca d.com
Design della Comunicazione

Sezioni


Warning: shuffle() expects parameter 1 to be array, null given in /web/htdocs/www.atlaslab.org/home/wp-content/plugins/tantan-flickr/flickr/class-public.php on line 63