Narrare un territorio: Milano-Bovisa

October 16th, 2008

La mappatura delle tracce discontinue delle memorie, delle presenze, del reale e dell’immaginario, raccolte in un sistema complesso come un Atlante, può restituire le molteplici identità dei territori in trasformazione, consente di tracciare una geografia di percorsi inediti. Diverse tipologie di artefatti per orientare l’esplorazione. Un’applicazione per gli Atlanti del territorio.

Il quartiere milanese Bovisa oggi si delinea come un territorio puzzle, nel quale i pezzi sembrano variare forma in sincrono, alimentando plurime identità.
Bovisa, città nella città, che eredita il nome da un’antica cascina, ha stratificato le tracce delle sue origini tra scorci e cantieri, intrecciandole ad altri frammenti: di mutazioni d’uso e migrazioni umane, di mestieri a tratti dimenticati sulle insegne di porte chiuse, di scenari mutevoli sulle scenografie più costanti dei palazzi, dei binari e dei fili dei tram. Le molteplici sembianze assunte nel tempo dalla Bovisa, memore dei fontanili, dei tracciati irregolari tra le cascine a corte, fino alle vivide tracce di ferro e cemento dell’ormai archeologica vocazione industriale, hanno tutte accolto la presenza del Politecnico e la nuova spinta alla trasformazione. E i frammenti delle memorie, diversi e uniti nel destino della trasformazione, amplificano l’immaginazione di chi guarda con più attenzione alle storie di identità ibridate e vive.
Bovisa è un territorio di nuove identità, come molte periferie metropolitane travolte dalle trasformazioni; e le trasformazioni sono il segno manifesto di conflittualità assunte.
L’epoca attuale è caratterizzata, a diversi livelli, dalla ricorrenza sempre più rapida di diverse forme di mutamenti, anche profondi. Ogni trasformazione è il risultato di una forte sollecitazione e difficilmente è la soluzione di un problema; è piuttosto la risposta manifesta a nuove esigenze, anche quando si tratta di città, di singoli quartieri o di periferie urbane. Così la trasformazione è spesso l’espressione palesata di volontà amministrative, che si rende visibile agendo in modo diffuso; ma sono le tracce delle stratificazioni del mutamento, quelle delle memorie, quelle dei segni visibili, delle impronte lasciate durante le generazioni e nei viaggi urbani, ad offrire senso di appartenenza, riconoscibilità, trame per racconti, nuove leggende.
Difficile afferrare l’umore, difficile comunicare la complessità e rendere condiviso lo smarrimento misto a meraviglia di chi vede trasformare il proprio intorno.
‘La realtà di ogni giorno si presenta a noi con molti motivi di stupore’; così Ermanno Olmi commentava la produzione di un viaggio urbano fantastico ambientato proprio in Bovisa, tra macerie e sogni, titolato I luoghi di Christian . Il breve film documenta il momento in cui il quartiere milanese della Bovisa avviava la sua più importante ristrutturazione, con un punto di vista tutto orientato alla ricerca di una maggiore consapevolezza nel vivere le trasformazioni urbane quando inevitabilmente travolgono e cambiano chi vi dimora. I luoghi di Christian, inserito nel progetto Postazione della memoria voluto e coordinato da Olmi, curato da Elvio Annese e Rosario Monteleone, è girato quasi integralmente nel 1989 e concluso poi nel 2005; lo sfondo è una sorta di periferia-cantiere urbano e la figura, il soggetto, sono il racconto e le memorie del giovanissimo Christian. La Bovisa di Christian è come un’isola immaginaria, fatta di ritratti di persone invisibili, di reperti urbani visibili, di emozioni legate alle poetiche della fantasia e alle tracce dei ricordi presi a pretesto; ma dalle scenografie, rese a tratti irreali dall’immaginazione forzata dal racconto, emerge fortemente la frattura tra passato e futuro, senza retoriche nostalgie ma densa di tensione. L’identità più profonda e viva della Bovisa di allora oggi si rivive impressa negli occhi di Christian, grazie a quel documento, che ispira così scenari comunicativi più ampi.
Dai territori di confine, un tempo satelliti urbani, oggi emerge più fortemente il bisogno di condivisione e comprensione dei mutamenti, le cui ricadute appaiono frammentare ulteriormente le diverse identità presenti.
Conservare, diffondere, significare: appunti di viaggio fotografici e documentari, reportage e mappe urbane alla scoperta di tracce apparentemente marginali a politiche e strategie urbanistiche, ma profondamente calate nella vita autentica del territorio, sono proponibili come frammenti comunicativi funzionali alla restituzione dei connotati urbani, speciali e unici di ogni territorio e società. Sono i frammenti che ricompongono un viaggio nel tempo e nello spazio di un quartiere che possono restituire memorie dimenticate e valorizzare città nelle città, oggi invisibili.
La mappatura in un sistema più ampio e comprensibile delle variopinte e discontinue tracce delle memorie, delle presenze e delle assenze, del reale e dell’immaginario, raccogliendo in un sistema complesso come un Atlante le molteplici identità dei territori in trasformazione, consente di tracciare una geografia di percorsi inediti e costituire tipologie diverse di guide ai percorsi; può orientare ad una speciale esplorazione e alla riscoperta dei territori e offrire stimoli progettuali all’urgenza di abitare con nuova consapevolezza il conflitto della trasformazione.
Nella sperimentazione progettuale realizzata presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano, sono emersi così i riferimenti e gli strumenti – viaggio, movimento, percezione visiva ed aptica , carnet de voyage, mappe – per una ri-scoperta della Bovisa più attuale.
Dalla fase di esplorazione alla fase di rappresentazione, l’organizzazione di mappe per guide inedite ai territori di nuove identità ha consentito la strutturazione della fase comunicativa vera e propria, attraverso artefatti organizzati in Atlanti complessi ed articolati, dove annotazioni e citazioni relative al viaggio sono il raccordo tangibile tra memorie, leggende, visioni metropolitane, geografie dell’errare degne di flâneur moderni. Sono nate mappe di memorie immateriali, delle leggende, delle tracce materiali, delle stratificazioni di identità antiche e attuali; mappe fantastiche di micro-città sedimentate tra le vie di Bovisa e le pagine di Calvino, di culture esotiche importate tra gasometro e Armenia film, frutto di incroci e contaminazioni; mappe per scoprire il territorio mutante della Bovisa immaginandolo attraverso gli occhi di bambini, di immigrati, di writers, di giovani pendolari e vecchi giocatori di carte.
Dalle prime esplorazioni, dalle mappe e da artefatti inevitabilmente diversi, sono nati gli ‘Atlanti per i territori di nuove identità’, capaci di accompagnare idealmente il viaggio urbano con uno stile non invasivo, fungendo da prototipi per un fronte privilegiato del design della comunicazione.
Si riconosce in essi una prima tipologia più immaginaria e fantasiosa. “I racconti della Bovisa” oggetto parlante ispirato alle memorie dei bardi e delle tradizioni orali, narra di luoghi e leggende suggestive come un cantastorie ottocentesco; tralascia le deboli presenze monumentali e turistiche di Bovisa e prende la forma simbolo del mondo del viaggiatore, la valigia, completo di mappe, di piccole guide e di rullo illustrato. “Cosa vuoi fare da grande?” è ancora collocabile nel filone degli Atlanti fantastici. Come sarà Bovisa una volta attuata la sua evoluzione? L’artefatto è ad uso e consumo del viaggiatore dei territori in trasformazione, affinché non perda la fantasia e la capacità di guardare con poesia la realtà. La guida persuade l’utente a visitare i luoghi con occhi diversi, aperti a nuovi scenari e alla visione stenopeica di una pinhole. “Bovisarrampica” propone creativi itinerari verticali, immaginando di percorrere il territorio con l’abilità di Urban Climber e Street Boulder, tra sentieri della memoria, dei trasporti, del progresso e della street art. “Carbonio 14 - Incipit” prende spunto dalle suggestioni legate all’archeologia industriale del quartiere Bovisa. Le memorie tornano in vita emergendo dal suolo: le eredità chimiche di Bovisa incidono sui connotati dei protagonisti del video e sui loro atteggiamenti.
Tra gli Atlanti trovano posto ulteriori riflessioni storiche e “socio-etniche”, alla scoperta di confini e convivenze tra culture esotiche e locali. “Rintraccia Bovisa” si propone di indagare le identità degli abitanti tracciandone il profilo a partire dagli oggetti abbandonati. “Bovisa a tracolla” è concepito tutto in un kit portatile con l’idea di restituire, guardando attraverso le differenze dei punti di vista, una visione condivisa di percorsi e presenze. “Re-trace” mappa le tracce delle presenze multietniche, delle sovrapposizioni, delle fusioni. “Ultima carrozza dal fondo” documenta le trasformazioni tramite un video documentario-fiction, che mescola interviste reali ad una trama d’invenzione.
Frammentazione e stratificazioni parlano infine attraverso Atlanti che raccolgono armonie e dissonanze di colori, di suoni, di mestieri, di materiali, di cortine architettoniche continue e improvvisi spazi vuoti, aree dense di vita e isole abbandonate. Sono Atlanti che articolano racconti visivi con carta e video, illustrati per sovrapposizioni come i muri della Bovisa, impreziositi da finestre pop-up come i libri d’infanzia, colorati con immaginazione di toni pastello e costruiti nei dettagli per regalare la scoperta e la sorpresa in ogni pagina che si anima del racconto, in ogni frame in bianco e nero o a colori. Sono “Schegge di periferia” “Oggetti Sinfonici”, “Zeroventiquattro”.

Daniela Calabi
Politecnico di Milano

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